L’obesità è una malattia cronica, durevole, multifattoriale, geneticamente predeterminata dovuta ad un eccessivo deposito di grasso con significative conseguenze mediche, psicologiche e sociali. Coinvolge elementi ereditari, ormonali, biochimici, comportamentali e culturali. E’ un indipendente fattore di rischio per una varietà di patologie comprendenti quelle cardiovascolari, diabete, cancro del colon e mammella, calcolosi colecistica.

Il trattamento più utilizzato fino ad oggi è quello nutrizionale accompagnato a volte da una terapia farmacologica e comportamentale che nella maggior parte dei casi, da un successo a breve termine, ma a distanza di tempo (4-5 anni) i risultati ottenuti, soprattutto nella grave obesità sono alquanto deludenti. Infatti, dai dati della letteratura, si evidenzia che solo una piccola percentuale dei pazienti mantiene il peso perduto dopo tale periodo.

Si è quindi diffuso negli ultimi anni l’approccio chirurgico per la grave obesità non privo però di complicanze in una certa percentuale di casi, che devono indurre il medico ad una attenta riflessione prima di consigliarne l’uso. Numerosi interventi con vari presupposti fisiopatologici e diverse soluzioni tecniche sono state proposte negli ultimi venti anni per il trattamento della grave obesità: diversione bilio-pancreatica, gastroplastica verticale, bendaggio gastrico regolabile (il più utilizzato negli ultimi 2-3 anni)

Appare intuitivo ritenere che questa affannosa ricerca di metodiche chirurgiche alternative sia la diretta conseguenza di una palese sfiducia in certi pazienti nei confronti della terapia medica, non compensata a sua volta dalla certezza di avere raggiunto con l’opzione chirurgica una valida soluzione al problema. Ora ci viene in aiuto una nuova tecnica che potremmo disporre a cavallo tra l’approccio nutrizionale-farmacologico-educazionale e quello chirurgico: il pallone gastrico.

Lo potremmo definire un supporto alla dietoterapia, rendendola più aggressiva ed efficace e nello stesso tempo consente di evitare o rinviare l’approccio chirurgico. La sua efficacia è dovuta al senso di ripienezza gastrico in considerazione del fatto che è gonfiato con 500-700 ml di acqua, quindi occupa un consistente spazio all’interno dello stomaco che non può essere occupato dal cibo. Una volta posizionato per via endoscopica con il paziente parzialmente sedato, il pallone gonfiato assume una forma perfettamente sferica che limita il contatto con la mucosa dello stomaco, così da ridurre al minimo le possibilità di decubito e quindi di ulcera. Il pallone è indicato per un uso temporaneo di qualche mese in associazione ad un preciso programma nutrizionale dietro stretta sorveglianza di un medico specialista. Può essere consigliato a pazienti che abbiano una storia d’obesità che duri da più di 5 anni, che abbiano un BMI (rapporto kg/altezza in metri al quadrato) maggiore di 30 con patologie concomitanti e che abbiano registrato più di un fallimento con la sola dieta. Altre indicazioni comprendono pazienti con BMI maggiore di 35 o addirittura 40, qualora nonostante gli insuccessi dietologici rifiutino l’approccio chirurgico.

Le controindicazioni sono rappresentate da: voluminosa ernia jatale, esofagite da rigurgito, ulcera gastrica, pazienti in terapia con farmaci gastrolesivi, pazienti con disordini psichiatrici, dipendenti da alcool e droghe ed infine da quelli non collaboranti.

Dai primi risultati presenti in letteratura tale tecnica sembra offrire una buona chance nella riduzione del peso corporeo; infatti sono descritti, in media, riduzioni di peso di circa 20 kg a 5 mesi dal posizionamento.

Anche il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica, diretto dal Dott. A. Nicolai, dell’Azienda Ospedaliera Umberto I° di Ancona  ha adottato tale procedura per i pazienti resistenti al messaggio dietologico. Tale organizzazione è basata su un intervento pluridisciplinare che vede coinvolti oltre al nutrizionista ed al gastroenterologo, lo psicologo e la dietista per un programma terapeutico che garantisca la massima efficacia di intervento.

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